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Premessa

La gestione della lezione nella scuola della pandemia chiama in causa sia l’efficienza dell’infrastruttura che l’efficacia dell’organizzazione, ma anche la necessità di un’accurata progettazione esplicita e della sperimentazione di soluzioni e metodi adatti alle mutate condizioni di lavoro. In questo cantiere, ai docenti è richiesto di produrre materiali e indicazioni operative per gestire al meglio la lezione nelle tre modalità utilizzate durante la pandemia, ovvero:

  • lezione in presenza con i vincoli per la prevenzione del contagio
  • lezione dual mode in presenza e con alunni collegati da remoto
  • lezione a distanza

Abstract

Il cantiere “Gestione della lezione” ha avuto come obiettivo la riflessione sulla didattica digitale in un momento in cui questa era diventata, a causa della pandemia e del conseguente lockdown, l'unica opzione possibile. Fin da subito è emersa la consapevolezza che riproporre da remoto il modello di lezione che era stato fino a quel momento adottato in presenza non aveva nessuna efficacia. Bisognava ripensarlo praticamente da zero, confrontandosi con problemi nuovi e nuove sfide: come ricreare un clima di classe favorevole all'apprendimento, come affrontare i nuovi comportamenti problema, come ovviare alla carenza di strumenti e competenze informatiche.

L'attività dei gruppi di lavoro di seguito descritta è stata quindi mirata all'individuazione di modelli di progettazione che potessero guidare i docenti attraverso il sentiero, ancora tutto da tracciare, di un nuovo approccio alla didattica. In allegato sono presentate in dettaglio alcune proposte operative che esemplificano il percorso svolto.

Introduzione generale

Sarà anche vero che per imparare a nuotare è necessario prima o poi buttarsi in acqua e provare, ma se non si è adeguatamente preparati, guidati e sorretti o se l'acqua diventa subito profonda, si rischia purtroppo di annegare. Questo è stato il rischio corso dalla scuola nel periodo della pandemia: l'emergenza sanitaria e il conseguente lockdown hanno improvvisamente catapultato alunni e docenti in una situazione alla quale non erano minimamente preparati. Il passaggio è stato, in un certo senso, brutale: nessuna gradualità, nessuna riflessione a monte, nessuna sperimentazione, nessuna fornitura di strumenti adeguati e nessuna, o quasi, competenza specifica.

Da un giorno all'altro ci si è ritrovati da soli a dover affrontare qualcosa di completamente nuovo, senza avere indicazioni precise e spesso senza nemmeno avere la dotazione strumentale adatta ad affrontare il compito richiesto. Le vecchie abitudini erano diventate di colpo obsolete: bisognava familiarizzare con nuovi dispositivi e nuove modalità di relazione con le classi nonché di insegnamento. Ci siamo trovati a fare scuola al di là delle mura.

All’inizio dell’anno scolastico 2020-2021 ci è stato chiesto di partecipare a un percorso di ricerca/azione che tenesse presente ciò che erano stati gli ultimi mesi dell’anno scolastico precedente, ma che consentisse anche di aprire a nuove idee e a nuovi mondi, di progettare un nuovo modo di fare scuola, che potesse rispondere alle esigenze del momento. La stessa parola “progettare” ha in sé il significato di “gettare avanti un’idea” per costruire. Quel che è venuto fuori dal nostro lavoro insieme è un abbozzo di modello flessibile della lezione, che riflette la molteplicità delle direzioni in cui sarebbe possibile andare.

Riflessioni preliminari:

Partendo dal presupposto che l’età media degli insegnanti italiani è tra le più alte in Europa, era abbastanza prevedibile che l’improvvisa necessità di trasferire l’attività didattica dalla classe fisica a quella virtuale avrebbe creato non poche difficoltà. Anche se negli ultimi anni le opportunità di formazione in questo campo si sono moltiplicate, così come gli strumenti digitali pensati e realizzati appositamente per la didattica, solo una piccola parte del corpo docente si è avvicinato alle nuove tecnologie e ha realmente modificato il proprio metodo di insegnamento, adattandolo alle esigenze di studenti nati e cresciuti in un ambiente in cui la tecnologia fa ormai parte del vivere quotidiano.

Già l’introduzione del registro elettronico aveva incontrato, negli anni scorsi, resistenze di vario tipo. Inoltre, molte classi sono state dotate di computer, proiettore o lavagna interattiva in tempi davvero recenti. La Didattica a distanza era sicuramente una metodologia già in uso in altri ambiti, ma è difficile immaginare che qualcuno, prima della crisi innescata dalla pandemia, avrebbe potuto considerarla una possibilità di insegnamento alternativa alla scuola in presenza. E comunque la DAD pone una quantità di problemi nuovi: bisogna imparare a destreggiarsi con gli strumenti necessari per le video conferenze e per la condivisione del materiale didattico; bisogna riuscire a catturare l'attenzione degli studenti; bisogna trovare il modo per mantenere viva la relazione interpersonale e per capire come reagiscono gli studenti a quello che si sta proponendo loro (o come non reagiscono, spesso). E poi ci sono i problemi di connessione, i problemi dell'ambiente domestico in cui docenti e studenti si trovano, i problemi legati al funzionamento dei device e molti altri ancora.

Uno dei tormentoni che ha tolto il sonno ai docenti durante la DAD è stato quello delle videocamere spente. Chiunque abbia fatto esperienza di insegnamento a distanza ha chiarissima la sensazione di frustrazione e di estraneità che si produce quando ci si rivolge a uno schermo punteggiato di quadratini neri. Quando si invoca uno sguardo, un riscontro di qualsiasi tipo e questi non arrivano. Se è vero che l'apprendimento è strettamente legato alla qualità della relazione che si instaura tra docente e discente, ma anche tra i discenti stessi, allora la DAD poteva sembrare da subito destinata al fallimento. In realtà, come cercheremo di raccontare nei paragrafi seguenti, qualche strategia per superare questo enorme ostacolo è stata trovata. Se poi si sia riusciti effettivamente a raggiungere gli obiettivi formativi, questo è tutto da verificare.

Quando si parla di comportamento problema a scuola, il pensiero comune va subito alla gestione dei compiti, allo studente poco partecipe e/o con poca voglia di studiare, e che chiede, prima che arrivi la seconda ora, di poter uscire dall'aula. Nessuno aveva però previsto che i comportamenti problema si sarebbero adeguati alla versione 2.0 della didattica e della scuola. Con la DAD è comparsa, come già accennato, la madre dei comportamenti problema: lo studente-fantasma. I docenti si sono ritrovati, durante le prime battute, a fare i loro sermoni da lezione frontale, di altissimo contenuto didattico-pedagogico, assolutamente da soli. Monologhi davanti a schermi neri, con studenti dall’altra parte che facevano tutt’altro, a cui non interessava minimamente quello che veniva detto. Un silenzio che urlava disinteresse, che diceva chiaramente che quello che si stava facendo non andava bene. Un silenzio frustrante, che era ancora più ingestibile rispetto al sovrapporsi di voci durante una lezione in aula. Cosa si poteva fare in quei casi? Obbligo di telecamera accesa? Nota disciplinare per chi non si rendeva visibile? Anche in questo caso i docenti si sono ritrovati totalmente spiazzati ed impreparati, perché la verità è che nessuno aveva ancora affrontato la questione: come risolvere tali comportamenti problema, anche dal punto di vista burocratico ed istituzionale. A tal proposito, col passare del tempo, i diversi istituti scolastici si sono dati da fare ed hanno stilato una sorta di regolamento o Netiquette, neologismo che sta ad indicare le norme di comportamento e di “galateo”, da tenere durante riunioni e lezioni a distanza. Riportiamo di seguito, a titolo esemplificativo, alcune regole che sono state introdotte progressivamente dalle scuole durante la DAD:

  • la lezione è destinata solo agli alunni delle singole classi e, di conseguenza, è vietato condividere il link delle videolezioni con estranei;
  • le lezioni non possono essere registrate o videoriprese né si possono estrarre immagini. Le infrazioni sono sanzionabili secondo le normative vigenti;
  • all’alunna/o partecipante deve essere garantito un luogo silenzioso e consono all’apprendimento, a tutela di se stessa/o ma anche del gruppo classe;
  • l’alunna/o è tenuta/o a presentarsi alle lezioni in orario e a lasciarle all’orario stabilito;
  • l’alunna/o è tenuta/o a mostrarsi in video e a disattivare videocamera e microfono solo su richiesta del docente;
  • nel corso della lezione l’alunna/o è tenuta/o ad adottare atteggiamenti, linguaggio e abbigliamento che rispettino le stesse regole comportamentali previste nel contesto classe ordinario;
  • la partecipazione deve essere attiva ed attenta;
  • non è consentito adottare atteggiamenti o attivare funzioni che possano ostacolare la partecipazione degli altri.

Già ad una prima lettura, è possibile individuare il comportamento problema legato ad ogni singolo punto. Come si fa a garantire e ad essere sicuri che nessuno registri le lezioni e/o condivida i link delle stesse? Come si fa a chiedere un ambiente silenzioso nelle altrui abitazioni, se a volte le nostre aule non lo sono? Come si fa ad avere il controllo sui dispositivi degli altri allievi? Come si fa ad impedire che gli allievi durante la DAD giochino ai videogiochi o seguano una fiction su qualche piattaforma, se già a volte in classe si fatica ad avere la loro attenzione? Forse l'unica strategia possibile è quella di investire sulla costruzione della reciproca fiducia, compito tutt'altro che semplice.

Prima ancora di affrontare il tema della gestione della lezione è necessario soffermarsi sull’analisi attenta e dinamica del gruppo classe. Questa prima fondamentale riflessione è un prerequisito per stabilire le linee guida della lezione stessa. Il gruppo classe è sempre molto eterogeneo ed è proprio questa caratteristica che rende complesso il processo di analisi della classe, sono infatti molte le variabili ad essa afferenti.

Diversi studiosi hanno concentrato le loro ricerche su questa tematica e le più recenti e strutturate sono state elaborate da Emmer & Evertson che già dal 2013 hanno definito il concetto di gestione della classe come “quell’insieme di attività e strategie che gli insegnanti utilizzano per guidare il comportamento degli alunni all’interno di una classe”.

Questa definizione apparentemente semplice, sottende una pianificazione strategica che l’insegnante è chiamato a organizzare sulla base di osservazioni sistematiche e oggettive. La gestione della classe, quindi, non può essere mai affidata all’improvvisazione o al caso ma prevede un processo lungo e sistematico di osservazione ed analisi. Spesso però è proprio questo processo di osservazione ad essere tralasciato o comunque svolto in modo frettoloso, causando squilibri e comportamenti problema che rendono difficile la gestione della classe e della lezione. Un altro elemento chiave che caratterizza il gruppo classe è sicuramente definito dalle dinamiche relazionali che in essa si instaurano e che ne determinano gli equilibri. Infatti, il comportamento dello stesso alunno nella stessa classe può essere diverso in condizioni diverse, una sola variabile può determinare un cambiamento. La gestione della classe è principalmente caratterizzata da due aspetti: la pianificazione e l’interazione (Emmer & Evertson, 2013). La pianificazione riguarda “l’organizzazione dello spazio fisico dell’aula, l’identificazione di ciò che ci si aspetta dal comportamento degli alunni, lo sviluppo di incentivi per incoraggiare il comportamento desiderato, il prospettare deterrenti che scoraggino comportamenti inappropriati e l’organizzazione di attività didattiche che promuovano il coinvolgimento e l’impegno dello studente”. L'interazione comprende: “un insieme di comportamenti interattivi (…) tra i quali l’osservazione attenta e la capacità di relazionarsi con i ragazzi, l’offerta di sostegno e feedback, l’intervento per reindirizzare il loro comportamento e il lavoro assieme agli studenti per stimolare in loro interesse, coinvolgimento e collaborazione”. Risulta però doveroso segnalare un’importante problematica che ha messo in discussione l’organizzazione del setting didattico durante la didattica a distanza: come organizzare un’aula virtuale? Il setting in questo caso diventa molto più difficile perché coinvolge dinamiche molto diverse. Molti insegnanti durante il periodo del lockdown sono stati costretti a trasformare i soggiorni o le cucine delle loro case in aule e l’operazione non è risultata semplice. L’organizzazione del setting didattico virtuale ha creato infatti molte difficoltà anche da un punto di vista tecnico e strutturale, causando spesso problemi imprevedibili che l’insegnante è stato chiamato di volta in volta ad affrontare.

L’organizzazione di un setting didattico digitale prevede:

  • la preparazione di materiali facilmente accessibili agli studenti mediante il ricorso ad una piattaforma di e-learning e la gestione di un collegamento video all’interno di questa;
  • la realizzazione di stanze virtuali nelle quali accogliere l’intera classe, ma anche per ospitare i gruppi nei quali essa sarà organizzata;
  • la predisposizione di documenti di lavoro condivisi, utilizzabili dai gruppi e dai singoli sia in modalità sincrona sia asincrona, all’interno di ambienti digitali dedicati;
  • un archivio digitale nel quale conservare e condividere i materiali prodotti;
  • la previsione e gestione di eventuali “comportamenti problema” da parte degli alunni

Un fattore determinante nell’organizzazione del setting didattico digitale è anche la capacità di autonomia e di “orientamento” nell’aula da parte degli alunni. Infatti, è necessario sottolineare che gli alunni della scuola primaria necessitano di una figura guida per portare a termine alcune attività, mentre gli studenti di scuola secondaria, che sicuramente hanno una competenza digitale più strutturata, godono di maggiore autonomia per orientarsi nell’ambiente digitale. Nel caso della scuola primaria, infatti, l’insegnante è chiamato a dare chiarissime indicazioni step by step affinché gli alunni possano portare a termine le attività senza tralasciare nessun passaggio. Nella secondaria invece è possibile creare dei sottogruppi di lavoro in aule comunicanti attribuendo agli alunni maggiore responsabilità.

Un clima di classe positivo costituisce un fattore decisivo per apprendimenti di qualità e per il benessere generale degli alunni, come dimostrato ormai da numerosi studi. “Il clima classe è il risultato dell’insieme delle dinamiche relazionali che si strutturano sia tra compagni che tra il gruppo classe ed i docenti ed è influenzato dalla capacità di collaborare per raggiungere obiettivi comuni” (Orizzontescuola.it, 11 ottobre 2019).

Infatti, il clima di classe è condizionato soprattutto da canoni relazionali e comportamentali messi in atto dall’insegnante stesso, che per gli studenti rappresenta una sorta di leader, con il quale essi trascorrono gran parte del loro tempo e con cui condividono aspettative ed emozioni. Nasce così un vero e proprio gruppo di lavoro, denominato “sistema-classe” che rappresenta un luogo importante di condivisione quotidiana, di confronto, di crescita reciproca, ma anche di scontro per lo studente che si può ritrovare immerso all’interno di un gruppo che condivide esperienze comuni e relazioni talvolta anche complesse. In questo preciso momento la relazione docente-discente è fondamentale. Si crea tra le due componenti del sistema-classe una ben precisa relazione che avviene secondo linee chiare e definite ed è sempre rappresentata dalla stabile composizione del gruppo stesso e da obiettivi condivisi. Il tutto va adeguatamente gestito, in quanto tale relazione è l’elemento cardine e fondamentale che può favorire o nei peggiori dei casi bloccare le attività di apprendimento e condivisione in corso. Anche nell’introduzione del digitale è importante “l’atmosfera psichica del gruppo”, ossia creare un contesto scolastico nel quale ci siano adulti e studenti propensi ad impegnarsi nel riconoscimento delle relazioni e dei bisogni degli uni e degli altri. Si va in questo modo a creare una fitta “rete di relazioni affettive” come il riconoscersi rispettosamente apprezzandosi, collaborando quotidianamente ad obiettivi comuni ed infine motivandosi a stare insieme. Abbiamo individuato come fondamentali in una lezione mista o a distanza gli stessi aspetti necessari per una didattica senza tecnologia: l’aspetto gestionale e l’aspetto partecipativo. Per quanto riguarda l’aspetto gestionale è importante comunicare e mantenere regole chiare e condivise, far percepire che si esercita il controllo su ciò che accade in classe e applicare strategie dissuasive verso comportamenti di disturbo. Per quanto riguarda l’aspetto partecipativo, occorre fornire un feedback adeguato a favorire la partecipazione collettiva, governare i tipi di attività, sviluppare abilità per una efficace interazione tra pari.

Ricapitolando si potrebbe concludere sottolineando l’importanza di tre fattori essenziali che determinano il clima classe in senso stretto:

  1. La qualità dell’interazione che si crea tra studenti ed insegnanti;
  2. Una molteplicità di variabili legate al contesto, ossia l’ambiente fisico e sociale necessario, affinché i ragazzi percepiscano di essere protagonisti del loro stesso processo di apprendimento
  3. Uno scambio costante tra docente e discente, che apra la possibilità di crescita in orizzontale e in verticale.

Le attività di cantiere

All’interno del cantiere “Gestione della lezione” hanno lavorato separatamente due sottogruppi, uno relativo alla scuola Primaria e Secondaria di primo grado e l’altro relativo alla Secondaria di secondo grado; è stato interessante alla fine del percorso ritrovarsi e confrontarsi sul lavoro svolto, culminato nell’ elaborazione di alcune unità di apprendimento, da proporre come eventuali modelli per un lavoro futuro.

La gestione della lezione - I ciclo

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La gestione della lezione - II ciclo

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