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La condivisione digitale - II ciclo

di Franco Ramaroli e Simona Scigliuolo

Gruppo di lavoro:
Franco Ramaroli (coord.), Simona Scigliuolo, Francesco Bigolin, Angela Dal Ponte, Elisa Gervaso, Giovanni Lozzi, Gianlucio Marongiu, Leonardo Martino, Mara Mauro, Diana Palumbo, Franco Remondini, Giovanni Saba, Marco Schoepf, Artan Shehu, Stefano Siniscalchi

Il docente digitale: ME=WE

A meno di un anno dall’inizio della pandemia covid-19, l’iniziativa dell’Intendenza scolastica di Bolzano di avviare questi cantieri dell’Accompagnamento all’innovazione didattica, ha visto la partecipazione entusiastica di docenti e dirigenti in quanto vera e concreta occasione di confronto tra gli attori principali di questo processo di trasformazione della scuola. La condivisione digitale è stato il tema di uno dei “cantieri”. Anzi due: scuola primaria e scuola secondaria. “Cantiere” perché tutti i docenti nell’ultimo anno si sono ritrovati nella situazione di costruire, adattare, trasformare la propria didattica in un nuovo scenario: quello digitale. Tutti noi docenti ci siamo interfacciati con la “questione” della condivisione digitale e abbiamo dovuto cercare soluzioni per lavorare e per ottimizzarne i risultati. Ciascuno di noi ha trovato il suo percorso, la sua modalità, le sue risorse. Ha messo in atto il learning by doing. Facendo, sperimentando, provando, ha trovato la sua modalità. Talvolta l’ha condivisa e altre volte no.

Perché no?

Per mancanza di adeguata comunicazione tra colleghi (soprattutto in tempi di DAD/DDI), oppure per mancanza di “strutture” adeguate, di risorse (anche solo umane adeguatamente formate o con la possibilità di dedicarsi a questo aspetto specifico) o per l’assenza di piattaforme chiare, dai criteri definiti e ben organizzate. Il lavoro del primo sotto cantiere dedicato a questo tema, rappresenta, infatti, un esempio virtuoso di costruzione cosciente e ragionata di una piattaforma di condivisione, cioè il sito Digilab2.0: una versione aggiornata, migliorata, calibrata in base alle nuove e più specifiche esigenze, derivata da una riflessione strutturata, frutto di esperienza reale. Questo lavoro, con le sue qualità, svela però alla fine un punto di debolezza: la continuità. Il percorso Digilab2.0 si conclude, infatti, con la speranza di far continuare a “vivere” la condivisione, riempiendolo di aggiornamenti, nuovi contributi e materiali di nuove “buone pratiche”. Proprio da qui parte la riflessione del secondo sotto cantiere: quali procedure deve attuare un’organizzazione scolastica e quali risorse deve mettere in atto per gestire, nel quotidiano, un vivace, corretto e utile scambio di informazioni, best practice, documenti, tra colleghi? Ma cosa fare, inoltre, quando l’emergenza è finita? Come far vivere ancora la condivisione digitale?

Quelle che stiamo fin qui riportando sono le riflessioni e le esperienze suggerite dai componenti del secondo sotto cantiere. Durante la riflessione sulle “piattaforme” come luoghi di condivisione digitale, un primo brainstorming del gruppo di lavoro si può così riassumere: queste espressioni aprono ad un mondo immenso, ricco ma dispersivo e marasmatico di internet.

Come distinguere un buon sito, una buona piattaforma, come, in fin dei conti, orientarsi nella condivisione digitale? Quali sono i criteri per mettere in atto una buona condivisione digitale nel proprio istituto, nella propria scuola? La nostra risposta è stata: non è una nuova piattaforma che serve, ma delle linee-guida, non una guida definitiva ma uno strumento che possa essere riadattato in base alle esigenze della singola realtà scolastica. Dopo aver pensato a svariate soluzioni possibili, un prima ipotesi contemplava la realizzazione di un manuale di istruzioni: linee guida, cosa fare, cosa non fare e come muoversi nella oscura area della legalità e della privacy. Restava però il problema di far convergere le diverse esigenze di ogni singola scuola: dal grado, all’indirizzo, all’organico, alla struttura ed i mezzi a disposizione. Un manuale univoco sarebbe risultato sempre in qualche punto inadeguato o avrebbe richiesto un lavoro enciclopedico comunque di scarso effetto perché non di immediato utilizzo. Bisognava allora riprendere il bandolo della matassa e ritornare al primario obiettivo del gruppo, del sotto cantiere: migliorare la condivisione digitale nella singola realtà scolastica. Come farlo? Facendo una diagnosi mirata dell’istituto, studiandone criticità, ma anche risorse a disposizione e possibilità da mettere in campo per migliorare la situazione contingente. Serve uno strumento diagnostico della condivisione digitale: da qui nasce DigiHub, l’area di decollo della condivisione digitale.

Il DigiHub

Gestire nel quotidiano all’interno di un’istituzione scolastica lo scambio di informazioni con consapevolezza delle “best practies” richiede un “luogo” che normalmente è identificato con una piattaforma on-line. Alla piattaforma si affiancano le regole condivise dall’organizzazione e le risorse messe a disposizione (materiali, economiche, umane). La condivisione digitale, vista in questo modo, è a tutti gli effetti un servizio che l’organizzazione di ciascuna scuola ha al suo interno, più o meno consapevolmente.

Ci proponiamo di fornire uno strumento concreto, adattabile alle differenti realtà di lavoro, che consenta di migliorare la qualità di questo servizio offerto agli insegnanti dall’organizzazione alla quale appartengono. Dunque, abbiamo una prima necessità: conoscere lo stato dell’arte e misurare quali sono le distanze da colmare per avvicinarsi a quanto necessario per chi utilizza la condivisione digitale.

Guardando alla condivisione digitale come ad un servizio utilizzeremo come approccio per la misura un questionario ispirato a metodi di misura validati per la misurazione della qualità dei servizi.

L’analisi dei risultati consentirà di avere una fotografia multidimensionale della percezione della qualità della condivisione digitale e, conseguentemente, di poter fornire indicazioni sui possibili miglioramenti da attuare e le priorità con le quali affrontarli.

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Analisi di un caso

Il Digi-Hub è stato testato su un campione di 127 partecipanti su 3 scuole ed i risultati sono stati molto soddisfacenti. Sono emerse evidenze che il buon senso dei partecipanti a questo lavoro riconosce come attendibili e che permetterebbero di essere uno strumento decisionale molto democratico, visto che considera l’insieme delle opinioni di chi partecipa alla condivisione digitale.

A titolo esemplificativo riportiamo i risultati per la Scuola Professionale Provinciale per il Commercio, il Turismo e i Servizi “L. Einaudi” di Bolzano (CTS).